XLII [G 65]
A Luca Scalabrino
[1] Parlando allo Sperone, desidero che li diciate ch’io m’induco a rimover l’episodio di Sofronia, non perch’io anteponga l’altrui giudizio al suo, dal quale fu accettato per buono; ma perch’io non vorrei dar occasione a i frati con quella imagine, o con alcune altre cosette che sono in quell’episodio, di proibire il libro. [2] E certo, in quanto a quel ch’appartiene all’arte, io persisto ancora nella mia opinione: ma veggio che costoro giudicano che ci siano soverchi amori e non vorrei dar loro alcun pretesto da sfogarsi contra l’amore. Io non ho caro che per Roma si risappiano le difficultà mossemi da monsignor Silvio, et avvertitene di grazia il Signore. Potrete dire, a chi ve ne dimanda, ch’io non vengo all’atto della stampa per l’impedimento della peste: e questa voce ho caro che si divolghi.
[3] Aspetto d’udir con grandissimo desiderio l’opinione dello Sperone intorno alle imagini del tempio; ma con maggiore, aspetto che mi scriviate com’egli creda che si possa introdurre l’episodio d’Antiochia: et avvertite che ’l vorrei nel secondo canto e non altrove. E vi bacio le mani.