XXII [V 1, G 49]
A Scipione Gonzaga
[1] Io, per conceder gran parte a Goffredo nell’attione, avea ordinate le battaglie in quel modo che Vostra Signoria ha lette; e necessario mi parea d’attribuirli molto, se più che molto gli è attribuito, non solo dal vero, ma dalla fama. [2] Ma poi ch’è paruto altrimente e ch’in alcune cose s’è tolto alquanto o si torrà a lui per dare ad altri, credo che sia necessario mutare in parte la proposizione; cioè proporre, non il capitano prima e i cavalieri in conseguenza, ma prima i cavalieri et il capitano, non già in conseguenza, ma in quel modo che Vostra Signoria vedrà. [3] Dirò dunque:
L’arme pietose e i cavalieri i’ canto,Che de la croce si segnar di Cristo.Quant’operar sotto Goffredo, e quantoSeco soffrir nel glorioso acquisto.
[4] Il proporre molti, ove sia alcuno eminente, è lecito per ragione a chi intende di cantar di molti: e v’è l’essempio d’Apollonio, se ben mi rammento, perché il perdei nel ritorno di Venezia; ma senza fallo credo che sia così.
[5] Il Barga proponeva, non Goffredo, né alcun particolar, ma gli eroi. Il nominar Goffredo è non solo introdotto per aver alcun particolar riguardo a lui, ch’è così famoso sovra gli altri, ma anco per differenza specifica (s’è vero che la proposizione debba aver le condizioni della deffinizione); peroché queste parole «sotto Goffredo» separano l’attione da tutte l’altre precedenti che non furon fatte essendo lui capitano.
[6] «Seco soffrir»: sotto queste voci vengono l’arti diaboliche e l’armi pagane et in somma tutti gli episodi a distornamento dell’impresa.
[7] «Nel glorioso acquisto»: me non offende che qui non vi sia nominato Gierusalemme; peroché assai dichiarano le condizioni precedenti ch’altro acquisto non si può intendere. Oltre che questa parola era così assolutamente detta da tutti gli istorici antichi: idest Giovan Villani, Matteo etc., che dicono, Passò alla conquista , intendendo di Terrasanta.
[8] Forse quelle parole «sotto Goffredo» non son belle; ma non ne trovo più a proposito, chi non volesse circonscrivere: il che, oltre che non m’è commodo, non è lecito. [9] Avrò caro d’intenderne il parer di Vostra Signoria illustrissima e de gli altri, e me ne farà favore singolarissimo.
[10] Gli altri quattro versi seguenti credo che siano compresi nella dannazione della stanza «Sai che là corre il mondo»; però non ne chiedo consiglio: ma vorrei sapere ch’importano quelle parole nella proposizion di Virgilio:
[…] genus unde LatinumAllianique patres, atque alta[e] moenia...
[11] Chi considera sottilmente vedrà che siamo soggetti all’istessa opposizione, come mi sforzarò di mostrar poi; la quale a me non dà punto di fastidio. Ma per ora Vostra Signoria non metta in consulta questa seconda parte, sin ch’io non le scrivo altro.
[12] La narrazione, se piacerà a Vostra Signoria e al signor Barga, cominciarà in questo modo: [13]
Già il sesto anno volgea che ’l grand’Urbano,Ch’ebbe le chiavi ond’il ciel s’apre e serra,A concilio raccolse il pio cristianoIn Chiaramonte, e ’l persuase a guerra,A liberar dal popolo profanoDi Giesù la natia sacrata terra:E cingendo la spada a’ duci al fianco,Diè loro purpurea croce, abito bianco.E vincitrice già per l’orienteL’oste correa, che mosse a l’alta impresa, etc.
Vostra Signoria mi faccia favore di scrivermi se piace questa, o più particolarmente in qual altro modo la desiderano.
[14] Al Magno parve che omnimodo si dovessero tòrre le stanze, «Qual rabbia, o figlio di Giesù, etc.», ma che si devesse lasciar non solo, «Tu, magnanimo Alfanso, etc.», ma anche la precedente, «Sai che là corre il mondo, etc.». Il principio della narrazione a lui parve sofficiente assai: pur mi giova d’aver mutato e di rimutar, se bisognerà. E le bacio le mani.