XIX [G 40]
A Scipione Gonzaga
[1] Io sono in letto a pagare il tributo solito et ordinario d’ogni anno alla mia fortuna, et oggi è il terzo dì che vi son posto. Questi due giorni passati sono stato in guisa travagliato da febbre e da dolori e da stupori di testa, che ho talora dubitato di non aver a lasciare Vostra Signoria esecutrice d’un duro uficio. Pur oggi, la Iddio grazia, sono quasi libero di febbre e col capo meno intronato.
[2] Mi giunsero ieri i tre canti trascritti di man di Vostra Signoria; ma giunsero in modo conci dalla pioggia che gran cosa sarà ch’io gli possa leggere: altri certo non potrebbe. Pure almeno mi serviranno per memoria locale. Vo immaginando ch’a li due c’ho mandati nel medesimo tempo a Vostra Signoria sia avvenuta la medesima sciagura: e così deve esser certamente, accioché queste sole mie scritture non sieno più privilegiate dell’altre.
[3] Ho inteso da messer Luca ch’ella se ne va a Tivoli a passare questo avanzo del caldo e credo d’indovinare qual sia la compagnia con ch’ella va. Vostra Signoria m’intende. [4] S’io m’appongo, la prego di grazia a non voler che le mie cose servano per trattenimento; non già perch’io non mi rechi a favore che le mie poesie sieno ascoltate da così alti auditori, ma per que’ tanti rispetti ch’ella sa così bene com’io; li quali m’inducono anche a pregarla che voglia procurare con ogni suo sforzo che i canti già divolgati non si divulghino maggiormente.
[5] Mi è stato di somma consolazione l’udire che la testura di tutto il poema sia stata approvata da i signori revisori in quella maniera che mi scrive messer Luca. Con tutto ciò aspetto ch’essi le diano un’altra più diligente revisione. E perché le cose spettanti all’arte, a giudicio d’uomini così severi, stanno presso che bene; e di quelle ch’appartengono allo stile m’assicura Vostra Signoria, resta solo ch’io dubiti del diletto.
[6] Io non mi proposi mai di piacere al vulgo stupido, ma non vorrei però solamente sodisfare a i maestri dell’arte. Anzi sono ambiziosissimo dell’applauso de gli uomini mediocri; e quasiché altrettanto affetto la buona opinione di questi tali quanto quella de’ più intendenti. Prego dunque Vostra Signoria che me ne scriva quel tanto ch’avrà potuto sottrarre dal parere de’ cortigiani galanti e de gli uomini mezzani.
[7] Io disegnava di fare che Vostra Signoria avesse il compimento del libro per tutto agosto. Ora, trovandomi in questo stato, non so quello che possa promettere. E quand’io guarisca prima della mia espettazione, non so s’io debba molto affrettare, trovandosi Vostra Signoria in luogo che non può attendere.
[8] E qui facendo fine, le bacio le mani e la prego di non tramettere, perché sia alquanto più lontana, il favore che mi fa continuamente di scrivere.