XX [V 18, G 41]

A Scipione Gonzaga

[1] Mi sono scordato di scrivere a Vostra Signoria che nel quarto canto, ove si parla d’Idraote, si parla di lui così che quasi pare che voglia personalmente intravenire a quella guerra; però bisognarà tòrre quelle due o tre parole che possan dare sospetto di questo.

[2] Nel medesimo quarto canto, oltre il ragionamento d’Eustazio, il quale ho già comincio, credo che bisognerà giungere una stanza di qualche secreta prattica fra Aronte e quei di Damasco, che s’offerissero di dar loro una porta o cosa simile; acciò che la cosa sia più verisimile, che con dieci soli si possa sperare tant’oltre.

[3] Nel quinto poi non vorrei quella tanta improntitudine de i cavalieri, che chiedevano d’esser eletti, perché non si porga maggior occasione a Goffredo di ritenerli; o vorrei in somma levar di là quelle due stanze dell’arti d’Armida.

[4] Sto ancora in dubbio se vorrò lasciar nell’ultimo canto la riconciliazione d’Armida con Rinaldo; e credo che vorrò finire questa materia nella fuga d’Armida: ma sovra ciò scriverò più a lungo a Vostra Signoria illustrissima.

[5] Il signor duca è andato fuori et ha lasciato me qui invitus invitum; perché così è piacciuto alla signora duchessa d’Urbino, la quale, togliendo l’acqua della Villa, ha bisogno il giorno di trattenimento. Leggole il mio libro e sono ogni giorno con lei molte ore in secretis. [6] Le ho conferito il mio disegno di venire quest’ottobre a Roma: non l’ha approvato e giudica ch’io non debba partirmi di Ferrara anzi l’edizion del libro, se non fosse solo per andare seco a Pesaro; ch’ogn’altra andata, per quant’ella m’afferma, sarebbe discara e sospetta. [7] E m’ha detto alcuna cosa che m’ha dato a divedere ch’io mi sono apposto in gran parte; sì che cessi omai messer Luca di dar tanta fede alle sue opinioni.

[8] Ora io, ch’ardo di desiderio non solo della peregrinazion romana, ma anco di riveder il terren nativo per quindici giorni, non posso far altro che procurar di sbrigarmi da questo benedetto poema. O che bel peregrinar sarebbe a Pasqua!

[9] Con questa saranno i due canti; o per dir meglio, un con questa et un da per sé. E le bacio le mani.