XXXV [V 28, G 54]
A Scipione Gonzaga
[1] Io seguirò il mio solito costume di dar aviso a Vostra Signoria del progresso ch’io fo nella revisione. Sappia dunque che, dapoi ch’ebbi data alla prima metà del quartodecimo quella perfettione che per me si poteva maggiore, cominciai a riveder il decimoquinto, ch’opportunamente giunse, e l’ho ridutto a buon termine; anzi non m’avanza più che fare in lui, se non mutare alcuni pochi versi. [2] Io n’ho rimosso il maraviglioso della chioma, seguendo in ciò più tosto l’altrui giudizio, ch’un certo mio compiacimento: e quel che prima era da me attribuito alla chioma, ora è attribuito ad una vela ordinaria. [3] Comincio la navigazione da Ascalona, luogo vicinissimo a Gierusalemme; e la nave maravigliosa viene a passar per Gaza, sì che può veder alcuni de gli apparecchi del re d’Egitto: e quivi i due cavalieri intendono dalla donna che l’essercito regio non è ancor tutto ragunato. [4] Arriva la nave in otto giorni all’isole. Nel Morgante, Rinaldo portato per incanto va in un giorno da Egitto in Roncisvalle, a cavallo: e cito il Morgante, perché questa sua parte fu fatta da Marsilio Ficino, et è piena di molta dottrina teologica.
[5] E certo questa menzione che si fa qui dell’assemblea de’ pagani, è molto a proposito; così perché parea che troppo s’indugiasse a parlarne, non se ne parlando sino al decimosettimo canto, com’anco perché fra l’altre parti di questo canto, le quali possono parere semplicemente episodice, si mescola pur alcuna cosa che per sé e principalmente si drizza alla favola. [6] E questo mescolamento di cose appertenenti alla favola è stato da me introdotto in molti luoghi del canto precedente, in maniera che questi due canti non saranno così semplicemente di Rinaldo, che non v’abbia gran parte Goffredo e gli altri principali. [7] Termino poi la navigazione nell’isole Fortunate, perché questo m’è paruto il più opportuno luogo che si potesse trovare fuor dello stretto, così per la vicinanza, come per dar occasione all’altre cose che si dicevano. Oltreché la particolar descrittione dell’isole porta seco non so che di vago e di curioso: et essendovene alcune disabitate, trovo in loro tutte quelle condizioni ch’io potessi desiderare.
[8] Ebbi nuova che la valigia era stata inviata da Pesaro a Ferrara, ma non è ancor giunta. Per buona sorte ho ritrovata quella copia de’ tre canti che si bagnò, della qual non mi ricordava; sì che non starò ozioso sin alla sua giunta.
[9] In Venezia s’è rinovellato il sospetto della peste: quanto questa nuova mi piaccia, Vostra Signoria può imaginarselo. Io veggio i miei fini per questi accidenti andarsi tanto allontanando, che non veggio come o quando poterci arrivare.
[10] Avrei caro di sapere se in Roma vi sarebbe commodità di buona e di bella stampa, ancora ch’io non creda di avermene a servire; perché stampare senza il privilegio de’ veneziani non mi mette conto, et essi nol concedono a chi stampa fuor di Venezia.
[11] Aspetto con grandissimo desiderio lettere di Vostra Signoria illustrissima, et in particolare alcuna conclusione de’ revisori. E le bacio le mani.