XIII [G 34]

A Luca Scalabrino

[1] Non rispondo al signor Scipione, né a voi pienamente, perché sono occupato nella trascrizione di due canti, i quali disegno di fornire oggi e darli alla posta, convenendomi dimane seguire il signor duca a Belriguardo e forse più oltre. [2] Per questo ordinario seguente in ogni modo saranno inviati l’undecimo e ’l duodecimo: se non vi si frapone alcuna sventura delle solite, da me certo non mancherà. Siatene avvisato dunque et anticipate il tempo di parlarne con cotesto maestro delle poste: et abbiate per certissimo ch’io gli abbia mandati, s’io non iscrivessi espressamente in contrario. [3] Se ci fermeremo a Belriguardo, manderò di là, a tempo che potrà venir co’ canti, l’argomento della favola: né ora il posso mandare, perché non è scritto in lettera leggibile.

[4] Lo Strozza tandem capitò, ma non già i canti. Dice che sono in una valigia ch’è indirizzata a Venezia, e di là sarà mandata a Ferrara. Vedete che girandola! Ributta la colpa nel conte Ercole, dal quale non gli fu detto ch’io n’avessi fretta; pur mi giura, per tutte le gerarchie del cielo, ch’io gli avrò sicuramente fra otto dì, non visti da alcuno: non so se me li creda. [5] Il conte Ferrante, in vero gentilissimo, è poco sodisfatto di suo fratello in questo negozio; et io pochissimo. Col signor duca non so più che scusa prendermi e son disperato.