XXIII [V 21, G 43]

A Scipione Gonzaga

[1] La ventura della spada a nessuno spiacque mai più ch’a me: ma io non mi risolvea a rimoverla, non sapendo di che riempire il loco vuoto o, per dir meglio, che dire in quella vece. [2] Ora m’è sovvenuto come si possa tòr via la maraviglia della ventura, lasciando la previa disposizione: e ciò sarà, se ’l cavaliero di Danimarca per consiglio dell’eremita portarà la spada con determinato consiglio di donarla a Rinaldo e d’essortarlo alla vendetta dovuta a lui e per l’amor che Dano gli portava e per fatale disposizione o providenza, per meglio dire. [3] Si tacerà tutto ciò che si dice delle macchie di sangue; ma si dirà quello che basta per intenerir gli animi per la commemorazione di Rinaldo e per disporli alla sua richiamata: e tutta questa mutazione si potrà fare con pochissima fatica.

[4] Dell’aquila scrissi ch’era risoluto a seguir l’altrui giudizio.

[5] Resta solo ch’io le dica ch’io confesso di non intendere questo termine machina o soluzion per machina; perché in tutto il mio libro non ve ne riconosco altro ch’una, e quella tolta di peso da Omero e da Virgilio. Questa è la divisione del duello fra Raimondo et Argante. [6] Quella di Sofronia non è per machina: ma concedendo che sia, ricerco la terza; ché due parimente ve ne sono nell’Eneida. [7] Vostra Signoria mi faccia favore d’avisarmi come gli altri intendano questo termine; ché, in quanto a me, non ciò ch’è maraviglioso è per machina. Ma de his hactenus .

[8] I canti bagnati, a dire il vero, non potranno servire per quello ch’io desiderava; ma non ardisco di gravar Vostra Signoria illustrissima più oltra.

[9] Scorgeano e scorgono credo toscanamente si dica; ma se ’l fare «scorgiense» par duro o che non s’accordi, mutarò: bench’io credo che ve ne sia alcun essempio ne’ buoni antichi; pur non l’affermo; «scorgeanse» scrissi per error di penna.

[10] Ho fornito di trascrivere il decimottavo e dimane cominciarò il decimonono.

[11] Aspetto con desiderio i versi corretti e i canti trascritti e la supplico a mandarmi quelli e questi quanto prima.

[12] Mi vergogno di dire che per quest’altro ordinario manderò a Vostra Signoria la lettera del Barga; ma la manderò senza fallo. E le bacio le mani.