XXXII [G 50]

A Luca Scalabrino

[1] In risposta dell’ultima vostra vi dico che per molte cagioni io non avrei caro che mandaste il canto all’Ariosto; una parte delle quali dovreste pure imaginarvi. Ma, se vi parrà, potrete bene assicurarlo ch’egli potrà leggere nella mia camera tutto ciò che vorrà a suo agio: e questo scriveteglielo o non iscriveteglielo, come vi pare. [2] E vi dico di più: che se io il diedi al signor Orazio Capponi (ché ad altri mai non è stato dato di mia volontà), il diedi perché egli non potea venir da Siena a Ferrara così a suo comodo.

[3] In quanto allo Speroni, io desidero assai che mi ami e che proceda meco sinceramente; e voi mi farete cosa cara ad usarvi ogni artifizio: ma s’egli vorrà essere Fabio Massimo, non vi mancherà Scipione. Quello ch’egli dice dell’eunuco è nulla a fatto a fatto, e se a lui parrà di divulgare questa opinione, per me non resti.

[4] Dite al Signore che a me tornerebbe molto comodo di partire la seconda settimana di quaresima per Venezia e che, s’egli mi manda il libro, io partirò. [5] Procurate ch’egli mandi in ogni modo almeno la parte che sarà revista; e se tutto insieme non si può mandare, mandisi in tre o quattro volte per la via della posta: ma non si cominci sin a nuove mie lettere.

[6] Al Mei scriverò per quest’altro ordinario. E vi bacio le mani.