Lettera n. 827
- Mittente
- Tasso, Torquato
- Destinatario
- Licino, Giovanni Battista
- Data
- 6 giugno 1587
- Luogo di partenza
- Mantova
- Luogo di arrivo
- Bergamo
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Rimandai a Vostra Signoria, la settimana passata, i due dialoghi
- Regesto
Tasso scrive a Giovanni Battista Licino di avergli inviato, la settimana passata, i dialoghi della nobiltà (Il Forno overo de la nobiltà) e della dignità (De la Dignità) perché fossero ristampati con le lettere dedicatorie a Scipione Gonzaga (cfr Lettere, ed. Guasti, almeno 824, 825 e 832). Sarebbe molto obbligato a Ercole Tasso se si occupasse di una nuova stampa più corretta (di quelle già edite dal 1581-1582 e marzo 1587): a tal proposito, fa alcuni esempi di errori presenti nella «stampa» (facendo probabilmente riferimento a Tasso 1587). Il poeta dichiara anche che avrebbe voluto aggiungere un paio di righe (tratte da S. Agostino) nel dialogo sulla nobiltà (Il Forno overo de la nobiltà) e spera che Ercole e Cristoforo Tasso possano recuperare il luogo in cui il poeta vorrebbe l'integrazione, pur ammettendo di non ricordarne le «parole antecedenti e seguenti» per farglielo individuare più agevolmente. Il dolore di vedere i suoi testi usciti scorrettamente si somma al rammarico di non averne alcun guadagno economico: l'editore Giulio Vasalini ha stampato delle lettere relative alla revisione della Gerusalemme liberata e i Discorsi dell'arte poetica ed è già in debito col poeta di alcuni scudi. Se non riuscissero ad ottenere per lui il saldo del debito del Vasalini, Tasso non saprebbe di cosa sentirsi obbligato verso Ercole e Cristoforo Tasso e verso il conte Giovanni Domenico Albani. I denari erano stati promessi al Tasso per Pasqua ma «venner d’altra parte e sono stati spesi in modo ch’io non pensava». Il poeta vorrebbe avere grande obbligo verso Bergamo e si rammarica che non si mobiliti per un «gentiluomo», quale lui si dice, «lungamente oppresso a torto». Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova, avrebbe inoltre promesso a Tasso una ristampa delle sue opere proprio in Mantova. Infine, il poeta invita il corrispondente a dare ascolto alle sue preghiere, perché è ormai tempo che riceva «qualche favore e qualche piacere».
- Testimoni
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Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10977, lettera n. 88, cc. 57r-58r
Copia, manoscritto di altra mano.Manoscritto.Indirizzo presente.
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Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Palatino 223, lettera n. 97, cc. 111-113
Copia, manoscritto di altra mano.Manoscritto.Indirizzo presente.Note: Alla c.111, «come dice Sinesio» e «come dice Alcinoo» sono sottolineati. Alla c.112, «dapoiche», «poiché», «pomo granato» e «melo granato» sono sottolineati.
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Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10977, lettera n. 88, cc. 57r-58r
- Edizioni
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- Tasso 1821-1832, lettera n. 105, V, pp. 102-104
- Tasso 1852-1855, lettera n. 827, III, pp. 206-207
- Bibliografia
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- Resta 1957b = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957, p. 174
Scheda di Martina Caterino | Ultima modifica: 04 gennaio 2024
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