LII
Dice d'haver fatto indarno esperienza se lo star lontano da la sua Donna poteva risanarlo de l'infermità amorosa, e conchiude che la dimenticanza sola potrebbe esser buon rimedio a questo male.
Dopo così spietato e lungo scempio,
E tante sparse lagrime e lamenti,
Io non estinguo le mie fiamme ardenti,
4Nè parte ancor de' miei desiri adempio.
E s'intoppo non fosse ingiusto et empio,
Al fonte di pietate havrei già spenti
Gl'interni ardori; e pur ne' miei tormenti
8Novo Tantalo fui con fero essempio.
Perchè fuggendo non scemò favilla
De la febre amorosa in tanta sete,
11Anzi al cor ne sentì più calde faci.
E dritto è ben ch'io fugga onde fugaci,
E cerchi dove sparga humor di Lethe,
14Homai più dolce fonte, e più tranquilla.
- 1a. «Dopo così spietato»: dopo tante passioni e tante pene amorose, ama et arde come faceva, senza adempiere alcuno de' suoi desiderij.
- 5a. «E s'intoppo non fosse»: gli impedimenti d'Amore posson esser molti ma il Poeta dice che questo era ingiusto e crudele.
- 6a. «Al fonte di pietà»: ne la gratia de la sua Donna. Così disse il PETRARCA: «Se non fosse mia stella, io pur devrei | Al fonte di pietà trovar mercede».
- 7b-8. «e pur ne' miei tormenti | Novo Tantalo fui con fero essempio»: assomiglia le sue pene a quelle di Tantalo.
- 12. «E dritto è ben, ch'io fugga onde fugaci»: argutamente detto, ad imitatione de' Latini, che dissero «Latices fugaces».