Lettera n. 973

Mittente
Tasso, Torquato
Destinatario
Grassi, Pietro
Data
4 maggio 1588
Luogo di partenza
Napoli
Luogo di arrivo
Bergamo
Lingua
italiano
Incipit
Scrivendo a Vostra Signoria, mi par di scrivere a molti
Regesto

Tasso scrive a Pietro Grassi di intercedere in suo favore presso Giovanni Battista Licino perché possa recuperare le sue scritture (vd. Lettere, ed. Guasti, 974, 983), sia le prose cedutegli o raccolte da lui stesso, sia le rime scritte in tre volumi avute tramite Luca Scalabrino. Tasso non può spedire nulla a Roma, né trattenersi qualche mese per problemi di natura economica, riscontrando ora le stesse difficoltà a Napoli. Tasso ribadisce di avere assoluta necessità delle sue composizioni, le quali non dovrebbero essergli negate, né tanto meno stampate senza suo consenso, come aveva fatto irrispettosamente il Licino già in passato (ed è proprio del maggio 1588 l'edizione delle Familiari del Tasso che Licino fa uscire presso Comino). Il poeta spera che anche Giovanni Domenico Albani, il cavaliere Enea Tasso e suo fratello Cristoforo possano intervenire ed aiutarlo nel fermare le stampe non autorizzate del Licino. Tasso auspica che la seguente missiva sia sufficiente a tutti, poiché si considera molto stanco di scrivere «e quasi di vivere». Chiude la missiva sottolineando di aver pregato i figli del corrispondente (Alessandro e Antonio) di farsi vedere spesso e si raccomanda al Grassi stesso.

Testimoni
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10977, lettera n. 108, cc. 70v-71r
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
    Indirizzo presente.
  • Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Palatino 223, lettera n. 114, cc. 126-127
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
    Indirizzo presente.
    Note: Alla c.127, all'altezza di «Rime che gli diede lo Scalabrino», si nota una manicula sul margine destro; il passaggio da «Ma questa lettera» a «stanchissimo» è evidenziato tramite una riga rossa verticale sul margine destro; relativamente a «i suoi figliuoli», si legge una nota in fondo alla carta che specifica: «Alessandro ed Antonio, Foppa nota manoscritto».
Edizioni
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Scheda di Martina Caterino | Ultima modifica: 12 gennaio 2024
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