Lettera n. 933

Mittente
Tasso, Torquato
Destinatario
Licino, Giovanni Battista
Data
2 dicembre 1587
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Bergamo
Lingua
italiano
Incipit
Ecco di nuovo m'è dato fastidio dal signor duca di Mantova
Regesto

Tasso scrive a Giovanni Battista Licino di un nuovo fastidio procuratogli da Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova, o «dagli altri che vogliono spendere il suo nome senza saputa», come Tasso pensa. Se il duca gli ha concesso la libertà, deve contentarsi del fatto che il poeta possa goderne a Roma, a Napoli o dove potrà; non potendo trattenersi in Roma perché privo di denari, sarebbe più congeniale andasse a vivere a Napoli, impegnandosi a recuperare la dote materna. Il poeta lamenta la sua povertà e la sua infelicità, sperando di poter vivere liberamente, se alcuno non lo vuole morto o persino suicida, gesto estremo ammesso dalla filosofia ma non dalla religione cristiana. Chiede quindi alla città di Bergamo di intercedere in suo favore sia con il duca di Mantova che con il duca di Ferrara Alfonso II d’Este, e se così non facesse vorrebbe dire che desidererebbe la sua morte. Replica di non poter vivere come gentiluomo a Roma, essendo senza denari e non avendo chi gliene possa prestare; gli resta dunque solo la pietà della «Maestà Cattolica» (forse intende Filippo II re di Spagna) e la giustizia di papa Sisto V, che potrebbe impedire il suo rientro forzato al nord. Si dirà obbligatissimo alla comunità bergamasca se realmente si mobiliterà in suo favore, mandando un messo presso entrambi i duchi per difendere la sua libertà, o procurandogli un «principe che voglia darmi la sua tavola, e quella provvisione e quell'ozio ch'io desidero». Attende i suoi discorsi (prima Discorsi dell'arte poetica, poi modificati in direzione dei Discorsi del poema eroico; vd. anche più esplicitamente Lettere, ed. Guasti, 918 e 929), nonché i dialoghi e possibilmente la sua tragedia ristampata (Il Re Torrismondo, uscita a Bergamo, Comino, per cura di Licino, nell'agosto 1587; Guasti informa che nel corso dello stesso 1587 vennero fatte molte ristampe tra Ferrara per Cagnacini, Mantova per Osanna, Verona per Girolamo Discepolo, Venezia per Polo, Genova per Bartoli, Bologna per Giovanni Rossi: cfr Lettere, ed. Guasti, III, p. 244). Chiede di salutare da parte sua il cavaliere (Girolamo) Solza, tramite il quale il Licino potrebbe spedire a Tasso alcune casse di suoi libri a Roma.

Testimoni
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10977, lettera n. 102, cc. 68r-v
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
    Indirizzo presente.
  • Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Palatino 223, lettera n. 108, cc. 122-123
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
    Indirizzo presente.
    Note: Alla c.122, all’altezza di «ricuperar la dote materna» si nota una manicula sul margine sinistro.
Edizioni
Opere citate

Discorsi del poema eroico; Il Re Torrismondo

Nomi citati

Scheda di Martina Caterino | Ultima modifica: 03 novembre 2024
Permalink: https://www.torquatotasso.org/lettere/933