Lettera n. 1422

Mittente
Tasso, Torquato
Destinatario
Manso, Giovanni Battista
Data
12 novembre 1592
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Napoli
Lingua
italiano
Incipit
Il signor don Scipion Belprato si partì senza avvisarmi
Regesto

Tasso scrive a Giovan Battista Manso che don Scipione Belprato è partito (da Roma) senza darne avviso, e prima rispetto a quanto il poeta si aspettasse. Tasso lo avrebbe servito volentieri, facendo «la strada d’Abruzzo un’altra volta», perchè già fatta in altra stagione, tra disagi e pericoli ma «men carico d’anni e d’ingiurie, e con animo pieno di vana speranza». Oggi le sue condizioni sono ben diverse, e necessiterebbe anzitutto di «un’altra lettica» (cioè rispetto a quella del Belprato), nonché di un cavallo. Attende di sapere che don Scipione Belprato sia risanato e crede che avrà fatto recapitare delle sue lettere, fra le quali una ad Orazio (Feltro), il quale non ha risposto al poeta relativamente alla causa «non mai cominciata» circa la dote materna, che se «non ha mai avuto principio, non avrà fine». Tasso desidera che l’amicizia con Manso si conservi per tutta la vita, «che sarà per avventura brevissima», visto che ad un’infermità ne subentra subito un’altra, come sintetizza attraverso una citazione di Ippocrate (homo totus sit morbus). Tasso lamenta di essere afflitto da molti mali, in particolare «quello che non m’ha lasciato acquietare né in Mantova, né in Roma, né in Fiorenza» e al quale ha cercato rimedio cambiando aria; spera che le acque dei bagni possano dargli giovamento e si rammarica di non aver provato prima questo rimedio. Poiché sta per sopraggiungere l’inverno, Tasso ammette che non potrebbe mettersi in viaggio «senza qualche commodità»: pensa quindi di trattenersi a Roma fino alla primavera. Continua a chiedere supporto al Manso, augurandosi non rifiuti l'amicizia «almeno nel dialogo ch'io n'ho scritto» (Il Manso overo de l'amicizia, vd. Lettere, ed. Guasti, 1419): a questo proposito, gli chiede «per quale strada» possa inviarglielo. Il poeta informa di un presunto furto di trenta scudi, per cui domanda alcuni denari per «comprare una roba di pelle», non potendosi procurare dei vestiti se non con il sostegno economico di amici e padroni, per i quali si considera inutile. Spera solo di conservarsi in grazia di papa Clemente VIII: le speranze del poeta presso la corte pontificia sono tuttavia dubbie, visto che i suoi meriti non sembrano essere tenuti in alcuna considerazione. Tasso chiude la missiva insistendo sulla liberalità del corrispondente e ribadendo che verrà premiata nel suddetto dialogo sull’amicizia, al Manso stesso dedicato.

Testimoni
  • Bergamo, Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi storici comunali, Cass. 6.15, lettera n. 162, 147v-148v
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Unità di manoscritto composito.
    Indirizzo presente.
  • Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Palatino 223, lettera n. 273, cc. 306-309
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
    Indirizzo presente.
    Note: Alla c.291 si legge un titolo introduttivo valido per un gruppo di lettere in cui la seguente è inclusa: «Lettere di Torquato Tasso scritte al Signor Giovan Battista Manso e ad altri Signori Napolitani». Alla c.306, all’altezza di «la strada d’Abruzzo» si nota una manicula sul margine sinistro. Alla c.307, all’altezza di «né in Mantova, né in Roma, né in Fiorenza» si nota una manicula sul margine destro. Alla c.308, all’altezza di «furto fattomi di trenta e più scudi» si nota una manicula sul margine sinistro. Alla c.309, all’altezza di «della gratia di Sua Santità» si nota una manicula sul margine destro; «con altra causa, che di medicarmi» è sottolineato in rosso.
Edizioni
Bibliografia
  • Resta 1957b = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957, p. 176
Opere citate

Il Manso overo de l'amicizia

Nomi citati

Scheda di Martina Caterino | Ultima modifica: 14 gennaio 2024
Permalink: https://www.torquatotasso.org/lettere/1422