Lettera n. 1411
- Mittente
- Tasso, Torquato
- Destinatario
- Manso, Giovanni Battista
- Data
- 30 luglio 1592
- Luogo di partenza
- Roma
- Luogo di arrivo
- Napoli
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Vostra Signoria merita molto con tutti che la conoscono
- Regesto
Tasso apre la missiva a Giovan Battista Manso con toni elogiativi, ammettendo che, in ogni occasione che lo ha condotto a Napoli, il corrispondente lo abbia sempre visitato, consolato, onorato con i suoi doni e dato speranza con molte promesse. Il poeta ha potuto solo scrivere un paio di sonetti (vd. Lettere, ed. Guasti, 1402, 1403, 1409, 1419), non restando soddisfatto dell’obbligo da assolvere verso il Manso, che resta assolutamente superiore in quanto a cortesia.
Tasso sperava inoltre di ricevere da Orazio (Feltro) «una forma de la procura»: la attende ora o dal fratello di questi, Fabrizio (Feltro, o dal Manso stesso, poiché vorrebbe finalmente risolvere la sua causa relativa alla dote materna, «senza lunga aspettazione, perché la mia vita non può durar molto». La lite, o a maggior ragione la salute, potrebbero dunque condurlo a Napoli: in ogni caso, se questa o «altra cagione mi persuadesse al venire, sono obligato al ritorno», per il quale Tasso dovrebbe comunque richiedere aiuti e sostegni. Chiude la lettera augurandosi che il principe (forse Matteo di Capua, principe di Conca) venga persuaso a chiudere la controversia quanto prima, o dal Manso o da altri signori. Nel postscriptum indica alcune correzioni relative alla seconda quartina del sonetto Signor, mentre sottrarmi a’ colpi ingiusti (Rime, 1548, il primo della serie di sonetti scritti per lo stesso Manso: cfr Lettere, ed. Guasti, 1402) e al decimo verso del sonetto Signor, fra’ sette colli e l’oro e l’ostro (Rime, 1549, secondo sonetto della stessa serie per il Manso). Infine trascrive il sonetto Manso al vostro valor fortuna impetra (Rime, 1551).
- Testimoni
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Bergamo, Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi storici comunali, Cass. 6.15, lettera n. 159, 146r-v
Copia, manoscritto di altra mano.Unità di manoscritto composito.Indirizzo presente.Note: In calce alla lettera seguono le trascrizioni di Rime 1548 (seconda quartina) e Rime 1551 (correzioni e nuova redazione).
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Bergamo, Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi storici comunali, Cass. 6.15, lettera n. 185, 158r-v
Copia, manoscritto di altra mano.Unità di manoscritto composito.Indirizzo presente.Note: In calce alla lettera seguono le trascrizioni di Rime 1548 (seconda quartina) e Rime 1551 (correzioni e nuova redazione).
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Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Palatino 223, lettera n. 270, cc. 300-303
Copia, manoscritto di altra mano.Manoscritto.Indirizzo presente.Note: Alla c.291 si legge un titolo introduttivo valido per un gruppo di lettere in cui la seguente è inclusa: «Lettere di Torquato Tasso scritte al Signor Giovan Battista Manso e ad altri Signori Napolitani». Alla c.301, il passaggio da «degnata in ogni occasione» a «scrivere alcuna cosa» è evidenziato in rosso tramite un tratto verticale sul margine destro. Alla c.302, all’altezza di «all’animo mio che non può sofferire indegnità» si nota una manicula sul margine destro. Alla c.303, a chiudere la missiva, Tasso propone delle modifiche ad alcuni versi di due sonetti (Rime 1548 e 1549), e poi scrive integralmente il sonetto Manso al vostro valor fortuna impetra (Rime 1551).
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Bergamo, Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi storici comunali, Cass. 6.15, lettera n. 159, 146r-v
- Edizioni
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- Tasso 1821-1832, lettera n. 274, V, pp. 240-242
- Tasso 1852-1855, lettera n. 1411, V, pp. 113-115
- Bibliografia
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- Resta 1957b = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957, p. 176
- Opere citate
- Nomi citati
Scheda di Martina Caterino | Ultima modifica: 14 gennaio 2024
Permalink: https://www.torquatotasso.org/lettere/1411