Lettera n. 1211
- Mittente
- Tasso, Torquato
- Destinatario
- Feltro, Orazio
- Data
- 3 gennaio 1590
- Luogo di partenza
- Roma
- Luogo di arrivo
- Napoli
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Risposi a Vostra Signoria ringraziandola de’ quindici scudi
- Regesto
Tasso ha già ringraziato, evidentemente con una missiva precedente, Orazio Feltro per i quindici scudi d’oro inviatigli, nonostante la somma fosse piccola rispetto alle sue necessità (cfr. Lettere, ed. Guasti, 1176, 1200). I persistenti problemi di salute lo costringono a rimanere a Roma, dove sarebbe ancor più persuaso a rimanere se vi avesse quella «comodità che stimo conveniente a mio pari». In ogni caso, avrebbe bisogno di un aiuto economico da parte di amici e parenti, «i quali non avevano alcuna cagione d’abbandonarmi ne l’infelicità, doppo tante promesse». Tra coloro che potrebbero e dovrebbero sostenerlo include naturalmente il corrispondente, Pietro Antonio (Caracciolo), (Cesare) Anfora e nominerebbe anche il conte di Paleno Matteo di Capua, se non dovesse in realtà farlo rientrare nella categoria dei suoi padroni con «luogo principalissimo». Tasso si dice molto rammaricato di non avere risposte da quest'ultimo, nella «benignità» del quale confidava per recuperare la sua «sanità», come si può sperare di riaverla con l’aiuto di medico; la quiete per i suoi studi, quale dovrebbe promettere la liberalità di un principe; una soddisfazione «ne l'altre cose» proporzionata alla sua infelicità, a consolazione delle molte avveristà conosciute. Afferma di attendere ancora una risposta (in merito alla dote materna), tra l'altro avendo il re (di Spagna, Filippo II) scritto al viceré (di Napoli, Juan de Zúñiga y Avellaneda/Giovanni di Zunica): Tasso però non sa trovare qualcuno che possa recapitare la missiva, sì da sperare nella giustizia e nella grazia del re spagnolo che gli conceda di condurre a termine la causa tramite un procuratore (cfr. Lettere, ed. Guasti, 1233). Se riuscirà ad ottenere «qualche migliaio o centinaio di scudi», non risparmierà gratitudine al corrispondente. Ancora lamentandosi di non avere «molte cose di quelle che son convenienti a mio pari», inclusa la salute, il poeta afferma di non scrivere a Pietro Antonio (Caracciolo), essendo ancora in attesa della risposta a due o tre lettere precedentemente inviategli.
- Testimoni
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Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10977, lettera n. 172, c. 106r
Copia, manoscritto di altra mano.Unità di manoscritto composito.Note: A c. 98r si legge (forse di mano di Marcantonio Foppa): «Lettere del Signor Torquato Tasso, scritte a Napoli | Al Signor Horazio Feltro, copiate, di mia mano, | dagli originali, mandatimi da 'l medesimo Signor Feltro».
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Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Palatino 223, lettera n. 183, cc. 189-190
Copia, manoscritto di altra mano.Manoscritto.Indirizzo presente.Note: Alla c.179, si legge una sorta di titolo introduttivo per un gruppo di lettere di cui la seguente evidentemente fa parte: «Lettere del Signor Torquato Tasso scritte a Napoli al Signor Orazio Feltro copiate dal Signor Marcantonio Foppa dagli originali mandatigli dal medesimo Signor Feltro».
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Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10977, lettera n. 172, c. 106r
- Edizioni
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- Tasso 1821-1832, lettera n. 191, tomo V, pp. 173-74
- Tasso 1852-1855, lettera n. 1211, IV, pp. 278-79
- Bibliografia
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- Resta 1957b = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957, p. 174
Scheda di Martina Caterino | Ultima modifica: 13 gennaio 2024
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