Il Conte overo de l’imprese

Insieme editoriale: Dialoghi filosofici

Il ragionamento tra il Forestiero Napolitano – maschera dell’autore che nella dedica ne esplicita la derivazione platonica – e il Conte, personaggio non identificabile con certezza, si snoda a partire dalla celebrazione di papa Sisto V, il quale nel 1588 aveva fatto collocare dinanzi alla basilica di San Giovanni in Laterano a Roma un obelisco egiziano, rinvenuto presso il Circo Massimo, riaffermando attraverso una attenta politica urbanistica e una conversione ideologica dei monumenti pagani la continuità tra la Roma antica e quella moderna sotto il simbolo della croce.

Il fascino suscitato dalle origini remote dell’obelisco, ricostruite da Tasso con un minuto intarsio delle principali fonti sulla civiltà egizia (dai corpora neoplatonici alle opere di Piero Valeriano e di Michele Mercati), conduce la discussione a soffermarsi sui tratti della scrittura geroglifica, nata con una funzione sacra e capace di esprimere nell’icasticità di una figura – senza usare la materia verbale – un «occulto e misterioso significato». È in questo valore significante, proprio di un linguaggio in contatto con l’aspetto divino delle cose, che si sviluppa il trapasso del discorso dai geroglifici egizi alle imprese araldiche, avvicinati per la comune «significazione» ed «espressione de’ concetti».

Vi è poi un’ulteriore sovrapposizione notata nella materia sacra che, accanto al consueto tema «d’armi e d’amore», può caratterizzare le imprese come i geroglifici. Lungo questo filo del ragionamento, Tasso tocca il tema dell’espressione del divino – nevralgico nell’ultima stagione della scrittura del poeta –, individuando nelle «dissimili similitudini», già descritte negli scritti dello Pseudo-Dionigi Areopagita sulla teologia negativa, una via di approssimazione al sublime tanto più esatta quanto più raccolta in una espressione ardua, oscura, elevata.

La questione centrale della composizione delle imprese è affrontata da Tasso passando al vaglio le definizioni di altri autori, attinte dai più importanti trattati cinquecenteschi (da Paolo Giovio e Girolamo Ruscelli a Luca Contile e Giovanni Andrea Palazzi), con l’intenzione di offrire una codificazione definitiva del campo dell’impresistica, all’incrocio tra poesia e arte, tra rappresentazione sociale e interessi politici. Anche attraverso una vasta sezione dedicata a imprese esistenti, Tasso precisa le regole per la formulazione delle due componenti dell’impresa, ovvero il motto e la figura, definendo i soggetti adeguati (dai corpi celesti agli artifici umani), i significati, e le soluzioni tecniche percorribili dall’ideatore di imprese, assimilato nella sua arte al poeta.

Titoli alternativi
  • Dialogo dell’imprese (Tasso 1594b, frontespizio)
Struttura

Dialogo filosofico. Interlocutori: Conte; Forestiero Napolitano.

Storia del testo

Difficile la definizione dei tempi di composizione di quello che è considerato l’ultimo dialogo tassiano, le cui premesse rimontano però – almeno per l’ideazione – alla metà degli anni Ottanta (Lettere, ed. Guasti, 200-201).

Sulla base delle testimonianze epistolari, Ezio Raimondi ha proposto di ancorare la stesura tra il giugno e il 20 agosto 1594 (Raimondi 1958, pp. 67-69), data di una lettera di Tasso ad Antonio Costantini alla quale è allegata una copia del dialogo da presentare al dedicatario Cinzio Aldobrandini, cardinale e nipote di papa Clemente VIII (Lettere, ed. Guasti, 1504; ivi, 1510).

La proposta cronologica di Raimondi (accolta poi da Bruno Basile in Tasso 1993c, pp. 215-217 e da Giovanni Baffetti in Tasso 1998a, II, p. 1109) è stata messa in questione da Emilio Russo, per ragioni legate soprattutto alla complessa erudizione del testo, esito di un minuto lavorio con poca probabilità svolto «in poche...[ + Espandi ]

Date di elaborazione

agosto 1588-1594


Prima edizione
  • Tasso 1594b = Torquato Tasso, Dialogo dell’imprese del Sig. Torquato Tasso. All’Illustriss.mo e Reverendiss.mo Signor Cardinal San Giorgio, In Napoli, nella Stamparia dello Stigliola, ad instantia di Paolo Venturini, [1594]

Edizioni di riferimento
  • Tasso 1958 = Torquato Tasso, Dialoghi, edizione critica a cura di Ezio Raimondi, Firenze, Sansoni, 1958
    (vol. II, tomo II, pp. 1025-1124)
  • Tasso 1993c = Torquato Tasso, Il Conte overo de l’imprese, a cura di Bruno Basile, Roma, Salerno Editrice, 1993
  • Tasso 1998a = Torquato Tasso, Dialoghi, a cura di Giovanni Baffetti, introduzione di Ezio Raimondi, Milano, Rizzoli, 1998
    (vol. II, pp. 1111-1213)

Bibliografia
  • Tasso 1617 = Lettere familiari del signor Torquato Tasso non più stampate. Con un dialogo dell'Imprese, del quale in esse lettere si fa mentione, Praga, Tobia Leopoldi, 1617
    (cc. 151v-220r)
  • Raimondi 1954a = Ezio Raimondi, Per il testo del dialogo Delle imprese, in «Convivium», XXVI, 1954, pp. 171-178
  • Resta 1957 = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957
    (pp. 152-153, n. 18)
  • Raimondi 1958 = Ezio Raimondi, Introduzione, in Torquato Tasso, Dialoghi, edizione critica a cura di Ezio Raimondi, Firenze, Sansoni, 1958, vol. I
    (pp. 67-69; 187-192)
  • Basile 1984 = Bruno Basile, Poëta melancholicus: tradizione classica e follia nell'ultimo Tasso, Pisa, Pacini, 1984
    (pp. 259-323)
  • Russo 1997 = Emilio Russo, Il Tasso ultimo e il dialogo delle imprese, in «Esperienze letterarie», XXII, 3, 1997, pp. 69-92
  • Arbizzoni 2001 = Guido Arbizzoni, Geroglifici e imprese nel Conte di Torquato Tasso, in Miscellanea di studi in onore di Claudio Varese, a cura di Giorgio Cerboni Baiardi, Manziana, Vecchiarelli, 2001, pp. 89-111
  • Russo 2002 = Emilio Russo, L’ordine, la fantasia e l’arte: ricerche per un quinquennio tassiano (1588-1592), Roma, Bulzoni, 2002
    (pp. 26-27)
  • Gigante 2007 = Claudio Gigante, Tasso, Roma, Salerno, 2007
    (pp. 253-255; 260-262)
  • Motta 2023 = Uberto Motta, I Dialoghi, in Tasso, a cura di Emilio Russo e Franco Tomasi, Roma, Carocci, 2023, pp. 159-187
    (pp. 186-187)

Risorse correlate
Edizione del testo in preparazione

Scheda di Valentina Leone | Cita questa pagina