Lettera n. 426

Mittente
Tasso, Torquato
Destinatario
Cataneo, Maurizio
Data
[ottobre 1585]
Luogo di partenza
Ferrara
Luogo di arrivo
Roma
Lingua
italiano
Incipit
Se monsignor Papio si rasserenò leggendo la mia lettera
Regesto

Tasso, riferendosi ad alcune lettere precedenti, si rallegra della guarigione del cardinale Giovan Gerolamo Albani. Afferma poi di accettare il consiglio del suo corrispondete circa il mantenimento di buoni rapporti con Vincenzo Lauro, cardinale del Mondovì .
Prosegue chiedendo l'aiuto di Giovanni Angelo Papio e ricordando, a tal proposito, il rapporto tra Papio stesso e il padre, Bernardo Tasso.
Successivamente discute della soluzione trovata per il nipote Antonino Sersale, che a suo parere è quella che può meno dispiacere al principe di Mantova, Vincenzo Gonzaga. A tal proposito, si dilunga in una articolata riflessione sul comportamento dei principi.
Afferma anche di desiderare che il principe di Molfetta, Ferrante Gonzaga, prenda a suo servizio Alessandro Sersale e di sperare di riuscire a parlargli presto della questione.
Discute poi delle sue stese lettere che, a suo parere, si potranno leggere, se gli amici le raccoglieranno, come cosa nella quale egli non ha posto nessuno studio particolare, dal momento che non sono state scritte per acquisire gloria letteraria. Osserva anche che se le rimaneggiasse perderebbero forse la bellezza che le contraddistingue.
Si dice poi contento dell'esaltazione di Scipione Gonzaga, che ancora di più gli sarebbe piaciuta se avesse reso più breve il raggiungimento di quegli onori che l'interlocutore ritiene certi, e per cui Tasso si rivela impaziente.
Conclude chiedendo di mostrare il sonetto allegato alla lettera a Giovan Gerolamo Albani.

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Scheda di Valeria Di Iasio | Ultima modifica: 18 gennaio 2024
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