Lettera n. 328

Mittente
Tasso, Torquato
Destinatario
Grillo, Angelo
Data
31 gennaio 1585
Luogo di partenza
Ospedale di Sant'Anna (Ferrara)
Lingua
italiano
Incipit
Il signor Paolo, fratello di Vostra Signoria
Regesto

Tasso loda in apertura la ‘liberalità’ del fratello del Grillo, Paolo, che con il suo dono ha quasi eguagliato l’azione dei principi. L’autore passa poi a pregare il benedettino di continuare nel cercare strade per la sua libertà, iniziando a riporre concrete speranze nel principe di Mantova, accresciute da una lettera da parte della duchessa di Mantova (cfr. Lettere, ed. Guasti,323). Nonostante manchino ancora segni concreti, l'autore ripone fiducia nell'azione dei Gonzaga, che se anche non dovessero farlo uscire di Sant’Anna, potrebbero agire affinché egli acquisca maggiore libertà, così da poter comunicare più facilmente i suoi desideri e necessità, quali potrebbero essere quelli di «un berrettino» o di un cappello. La lettera si snoda poi sui toni di una speranza fioca ma a cui il Tasso si afferra saldamente, dichiarando al Grillo il desiderio di rivedere Napoli. L’autore si paragona ad un Ulisse in cerca di quieto porto, identificando nell’amico una salda protezione dai pericoli di Circe e Calipso, di «Scilla, o di Cariddi, non che di Ferrara», dove il parallelismo tra geografie epiche e reali vela la connotazione negativa attribuita alla città degli Este. La metafora letteraria continua nel periodo successivo: l’autore investe l’amico della funzione di «nocchiero» nella personificazione del poeta in una nave combattuta dai venti, dalle tempeste, percossa e «più volte stata vicina al sommergersi». Il poeta dà poi il suo consenso perché il Grillo mandi al Manuzio alcune lettere e sonetti, avvisando che tra le prime ve n’è qualcuna che sarebbe meglio non divulgare. L’autore chiede di intervenire in uno di questi testi (non specificando quale) mutando la parola «possessione» in «possesso», ed avvertendo il destinatario di portare la stessa attenzione per le altre sue composizioni, essendo egli «smemorato» e avendo tra le mani più spesso i libri di filosofia che le prose di Boccaccio. Tasso propone la lezione «Garamanti» per riempire il vacuo al v. 70 nella canzone «Italia mia, che l'Appennin disgiunge» (Rime, 945), composta per le nozze di Vincenzo Gonzaga con Leonora de' Medici, principessa di Toscana. La lettera si chiude con le consuete formule di ringraziamento e saluto alla famiglia del Grillo, in particolare al cugino Ottavio Spinola e al fratello Paolo.

Testimoni
  • Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 732 = alfa.S.8.13, lettera n. 101, cc. 83r-84v
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto, mm 309 x 205.
    Indirizzo presente.
  • Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 760 = alfa.T.5.23, lettera n. 80, 75v-76v
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10976, lettera n. 101, cc. 79r-80v
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Unità di manoscritto composito.
Edizioni
Opere citate

Rime. Parte terza

Nomi citati

Scheda di Carolina Truzzi | Ultima modifica: 16 gennaio 2024
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