Lettera n. 189

Mittente
Tasso, Torquato
Destinatario
Marco da Ferrara, frate cappuccino
Data
11 ottobre 1581
Luogo di partenza
Ferrara
Luogo di arrivo
Mantova
Lingua
italiano
Incipit
Quelle parole che Vostra Reverenza scrive ne la lettera
Regesto

Tasso risponde a Marco da Ferrara, il quale aveva scritto all'autore che non fosse da considerare «maraviglia» il fatto che Dio lo avesse reso consapevole dei segreti del suo animo (Lettere, ed. Guasti, 188). L'autore avanza come la meraviglia sia una passione dell'animo, mossa dal miracolo e da ciò le opere degli uomini che stimolano meraviglia per la loro grandezza sono state chiamate «miracoli»: l'autore porta ad esempio le piramidi d'Egitto, il colosso del sole a Rodi, il sepolcro di Mausolo voluto dalla moglie Artemisia, e altri quattro luoghi la cui fama è perdurata nel tempo. Anche le opere di Dio e della natura che suscitano meraviglia sono stati detti miracoli, termine che si addice alle cose di cui l'uomo non conosce la causa; se dunque il poeta non sa per quale ragione siano manifesti al frate i segreti del suo cuore, può affermare che il destinatario conosce «per miracolo» e nominare «meraviglia» questa conoscenza. Tasso restituisce l'ipotetica battuta del corrispondente, il quale sosterrebbe che se l'autore avesse conoscenza di Dio non potrebbe negare di sapere la ragione per cui i suoi segreti sono a lui manifesti. L'autore risponde che nessun individuo si meraviglia degli effetti insoliti e nuovi quando non ne conosce perfettamente la causa e perciò lui, che conosce Dio in modo imperfetto, suole meravigliarsi delle sue operazioni; nel momento in cui conoscesse le cause particolari, cesserebbe in lui la meraviglia e non chiamerebbe miracolo la conoscenza del suo animo da parte del destinatario, così come ora non definisce miracolo l'arco celeste, nè le stelle cadenti, nè altri fenomeni che nell'infanzia suscitavano in lui meraviglia. Il poeta muove a questo punto una serie di questioni, domandandosi quali cose di cui si è appresa la causa possano essere considerate miracoli, portando ad esempio le cose definite come impossibili. Quest'ultime sono impossibili per impedimento o per natura, come nell'episodio di Giosuè che aveva fermato il sole con le sue parole. I demoni invece non possono compiere cose impossibili per natura e da ciò non si può dubitare del miracolo di Giosué, compiuto per virtù divina. Le cose quindi che per natura sono impossibili, divengono possibili solo a Dio o a coloro che operano sotto la sua grazia. Il poeta si chiede dunque se la cognizione del corrispondente debba essere da lui ammirata come impossibile, dal momento che non crederà mai che attraverso la scienza naturale l'uomo possa conoscere i segreti di un altro uomo.
Prega l'interlocutore di dargli la possibilità di visitare la chiesa di Loreto e quella edificata in onore di San Francesco. Dichiara infine di non aver esposto le sue ragioni per dare insegnamenti al destinatario, ma affinché quest'ultimo possa istruire il poeta su ciò che non sa.

Testimoni
  • Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 732 = alfa.S.8.13, lettera n. 40, cc. 31v-35r
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto, mm 305 x 209.
    Indirizzo presente.
  • Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 644 = alfa.F.4.19
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Manoscritto.
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10976, lettera n. 40, cc. 35v-38v
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Unità di manoscritto composito.
Edizioni
Bibliografia
  • Resta 1957b = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957, pp. 49n-50n, 132, 138-140, 182, 184

Scheda di Carolina Truzzi | Ultima modifica: 16 febbraio 2024
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