Lettera n. 187
- Mittente
- Tasso, Torquato
- Destinatario
- Cato, Ercole
- Data
- 4 ottobre 1581
- Luogo di partenza
- Ferrara
- Luogo di arrivo
- Lendinara
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Il signor Giulio Mosti mi diede, questa settimana passata
- Regesto
Nel corso del 1581 Tasso, prigioniero a Sant'Anna, aveva avuto uno scambio di sonetti con Ercole Cato, segretario del duca di Ferrara Alfonso II d'Este: al sonetto di proposta scritto da Cato (Ben può, Tasso, la dea cieca ed incerta), incentrato sul tema della Fortuna, egli aveva risposto, come da tradizione, per le rime (cfr. Rime, 776, Quella che nome aver di Dea non merta), al quale fece seguire poi un autocommento del proprio sonetto (La interpretazione e comento del son. Quella che nome aver di Dea non merta, cfr. Lettere, ed. Guasti, 184-185; Solerti 1895, I, p. 356, e Gigante 2007, pp. 262-264). Nella lettera seguente Tasso accusa ricezione di una copia del proprio autocommento e di una lettera di Cato datata 1° ottobre 1581. Quest'ultimo aveva recapitato tali scritture al poeta servendosi del priore di Sant'Anna, Agostino Mosti. Nell'epistola di Cato sono presenti in copia i sonetti di corrispondenza che i due si erano scambiati in precedenza e, in aggiunta, un nuovo sonetto di proposta scritto da Cato (Poi ch'al mondo la tua fede scoverta, cfr. Solerti 1895, I, p. 356 n. 1). A quest'ultimo testo Tasso risponde ora con Rime, 777, Cato, vostra virtù chiusa o scoverta. Sulla base dell'auctoritas di Petrarca, che in alcuni casi non amava rispondere per le rime al sonetto di proposta («l'ordine di risponder per l'istesse parole, il quale talvolta dal Petrarca è disprezzato»), Tasso specifica di aver modificato la voce «morale», usata da Cato nel v. 2 del suo sonetto, perché, pur riconoscendo che anche Dante usò tale rimante («Tulio, e Lino, e Seneca morale» Inf. IV, v. 141), a suo avviso la parola «morale» in rima «a le delicate orecchie non potrebbe parer delicata abbastanza». Tasso si augura poi che Cato abbia ricevuto il sonetto «sovra il nome di P[andolfina]», ossia Rime, 778, Donna gentile ne le verdi sponde (su cui cfr. anche Lettere, ed. Guasti, 186). Egli specifica di non aver conservato copia del sonetto, perciò, qualora non lo avesse ricevuto, Cato deve richiederlo di nuovo a Mosti, che dovrebbe invece averne conservata copia. Tasso inoltre promette di scrivere un altro sonetto «sovra l'ultima parte solamente del nome di P[andolfina]», anche se tale argomento era già stato sviluppato da Cato in alcuni suoi componimenti. Tasso associa la parte finale del nome di Pandolfina a quello della «casa Delfina», ossia Dolfin: una famiglia del patriziato veneziano, con cui era in rapporti di amicizia e servitù.
- Testimoni
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Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 732 = alfa.S.8.13, lettera n. 35, cc. 27r-28v
Copia, manoscritto di altra mano.
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Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 644 = alfa.F.4.19
Copia, manoscritto di altra mano.Manoscritto.
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Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 10976, lettera n. 35, cc. 32r-33r
Copia, manoscritto di altra mano.Unità di manoscritto composito.
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Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Est. It. 732 = alfa.S.8.13, lettera n. 35, cc. 27r-28v
- Edizioni
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- Tasso 1735-1742, lettera n. 32, X, pp. 265-266
- Barbieri 1827, pp. 97-99 (estratto)
- Tasso 1852-1855, lettera n. 187, II, pp. 155-156
- Bibliografia
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- Solerti 1895 = Angelo Solerti, Vita di Torquato Tasso, Milano-Roma, Loescher, 1895, p. 356
- Resta 1957b = Gianvito Resta, Studi sulle lettere del Tasso, Firenze, Le Monnier, 1957, pp. 49n-50n, 172, 182, 184
- Gigante 2007 = Claudio Gigante, Tasso, Roma, Salerno, 2007, pp. 262-264
Scheda di Francesco Amendola | Ultima modifica: 05 febbraio 2024
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